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Ottavia Piccolo in La commedia di Candido al Teatro Manzoni di Roma

da TeatriOnLine

pubblicato da DANIELA OLIVIERI il 05/02/2010 Share on Facebook

A metà tra la verità storica e l’immaginazione teatrale sta questa brillante commedia dai toni semplici che ricostruisce l’atmosfera vivace che si respirava nei salotti dei maggiori filosofi del Settecento. Ottavia Piccolo è il passepartout per conoscere da vicino vizi, vezzi e virtù dei grandi del pensiero illuministico: Diderot, Voltaire, Rousseau e D’Alambert. La vicenda, scritta dalla penna di Stefano Massini, classe 1975, prendendo anche spunto da “Visita a Rousseau e Voltaire” di James Boswell, ricrea lo scompiglio generato in tutti gli ambienti culturali - ecclesiastici, intellettuali e militari - dal Candido, il libello dissacrante che Voltaire avrebbe pubblicato nel febbraio del 1759 (nel 2009 si sono festeggiati i 250 anni del libretto). Il racconto satirico sull’educazione di giovane, dal nome che dà il titolo all’opera, da parte di un ottimistico precettore di nome Pangloss, caricatura di tanti filosofi semplicitistici, mina la credibilità dell’Enciclopedie di D’Alambert e di Diderot, la fama di Rousseau, i dogmi della Chiesa e l’istituzione della guerra. I soggetti coinvolti decidono, quindi, di sapere il più possibile dello scomodo libro, escogitando i piani più ingegnosi per avere delle anteprime. Ottavia Piccolo, che nella finzione scenica recita la parte di un’ex-attrice di infimi teatri, viene ingaggiata da Diderot e D’Alambert per sottrarre furtivamente pagine e informazioni preziose; mette in campo, così, tutte le sue doti attoriali, in un gioco metateatrale di grande bravura, dimostrando la sua intelligenza e la sua scaltrezza a colpi di osservazioni taglienti e perspicaci. Scrivono Stefano Massini e il regista Sergio Fantoni: “Un gioco di teatro nel teatro che si moltiplica all’infinito. Immaginatevi uno spettacolo colorato. Coloratissimo. Un susseguirsi di scene incalzanti dove si rincorrono – fioretti e sciabole - duelli di battute spietate, senza un attimo di tregua. Ma in questa favola-avventura di pieno Settecento fra filosofi e parrucche c’è molto che ci riguarda da vicino: dalla libertà di pensiero al riscatto femminile, dalla lotta contro le guerre ingiuste fino all’integralismo religioso”. Notevoli la cura dei costumi di Gianluca Sbicca e Simone Valsecchi e l’interpretazione di Vittorio Viviani, camaleontico nelle vesti ora distinte di Diderot, ora sciatte di Rousseau, ora sontuose di Voltaire.
In scena anche Alessandro Pazzi (in questi giorni sostituito da Massimiliano Giovanetti), Natalia Magni, Francesca Farcomeni e Desireè Giorgetti.
Fino al 21 febbraio al Teatro Manzoni di Roma

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