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Eros Pagni è L’impresario delle Smirne di Goldoni al Teatro Argentinada TeatriOnLine pubblicato da FABIANA RAPONI il 23/02/2010 Share on Facebook L’irrestistibile modernità di Goldoni e della sua poetica (il mondo è teatro) passa anche attraverso la riuscita rivisitazione in chiave musicale della sua commedia L’impresario delle Smirne, che, diretta da Luca De Fusco, diventa una deliziosa messinscena a metà strada fra l’avanspettacolo e l’immaginario collettivo legato al cinema di Fellini.
De Fusco infatti (sulla scia di Luchino Visconti che nel 1957 ne aveva realizzato un importante allestimento con le musiche originali di Nino Rota), rilegge la Goldoni traformando il suo testo in una straordinaria e irresistibile commedia musicale. Il testo, che racconta le vicende di un gruppo di affamati guitti degli Anni Cinquanta, che s’illudono per un attimo di poter fare fortuna, raggiungendo successo e notorietà grazie a una tourneé a Smirne, è stata riadattata dallo stesso De Fusco e da Antonio Di Pofi, ultimo assistente di Rota in teatro, che accompagna lo spettacolo suonando dal vivo al pianoforte. Un chiaro omaggio a Rota nella scelta delle musiche per lo spettacolo: sono stati inseriti anche alcuni dei più celebri temi scritti per Fellini (La strada, la dolce vita etc.), concentrando invece le originali arie settecentesche nel terzo atto della commedia, durante i provini degli artisti davanti al turco Alì. De Fusco, manipolando in parte il testo, riesce a divertire il pubblico e a dimostrare come in fin dei conti non sia cambiato molto dal Settecento (la commedia è del 1759) ad oggi: le rivalità, i piccoli sotterfugi, le invidie e le meschinità degli “artisti” sono sempre gli stessi. Inalterate le originali cadenze dialettali, dal fiorentino al napoletano, dal bolognese al veneziano dei personaggi, ma il regista rifiuta ogni ambientazione realistica e sceglie di collocare la vicenda non nelle stanze della locanda, ma su un immenso palcoscenico, facendo muovere gli attori stessi su surreali camerini mobili. Irresistibile Eros Pagni nel ruolo del ricco mercante Alì, a suo modo ingenuo e goffo, ma abbastanza scaltro da riuscire a capire come va il mondo degli artisti. Eros Pagni si conferma attore versatile dal talento straordinario, sia nell’affrontare i ruoli drammatici (fra gli ultimi Re Lear diretto da Sciaccaluga), sia nell’affrontare i ruoli comici come in questo caso, puntando sugli effetti comici della gestualità e dei verbi all’infinito. Ottimi nel complesso tutti gli attori della compagnia che riescono connotare perfettamente i loro personaggi senza farli mai cadere nel ridicolo, anche se meritano una menzione speciale le donne, Gaia Aprea, la deliziosa arrivista fiorentina Lucrezia, che rivela inaspettate doti canore, Alvia Reale nel ruolo della procace bolognese Annina, Anita Bartolucci, la primadonna veneziana Tognina. Di lusso i costumi realizzati da Maurizio Millenotti e giocati su uno spiazzante rosso, declinato in tante diverse tonalità e tessuti: dagli abiti e gli accessori degli Anni Cinquanta, fino ai deliziosi costumi di stile settecentesco del terzo atto. Una curiosità: lo spettacolo, che ha debuttato con successo nel corso del carnevale alla Biennale di Venezia è nato quasi per caso (come si legge dalle note di regia) con Eros Pagni che comincia a suonare al pianoforte in camerino un’aria che Rota aveva composto per una messinscena de L’impresario delle Smirne con la regia di Luchino Visconti. Quella stessa aria era poi stata inserita invece nel film Il padrino di Coppola. De Fusco racconta che “da quella conversazione nacque l’idea di recuperare la partitura di Rota e allestire questo spettacolo che inizia proprio così, con Eros in un camerino immaginario che canticchia un’altra musica di Rota e accendendosi la sua vera pipa dà inizio allo spettacolo”. Colorato, surreale, delizioso, divertente.
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