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DON QUIXOTE: LA COMMEDIA ROMANTICA DI DEREVIANKO

da TeatriOnLine

pubblicato da GABRIELLA GORI il 02/03/2010 Share on Facebook

Comico, romantico e un po’ kitsch è il Don Quixote di Vladimir Derevianko. Il balletto creato nel 2004 per la Compagnia di Balletto dell’Opera di Stato di Dresda e ora riproposto con MaggioDanza. Il corpo di ballo fiorentino che il 6 e 7 marzo ospita nei ruoli di Kitri e Basilio le étoiles Jana Salenko e Dinu Tamaziacaru, Prima e Primo Ballerini dello Staatsballet di Berlino, e il 9 vede il ‘nostro’ Alessandro Riga ballare con Letizia Giuliani e il 10 con Paola Vismara.
Uno spettacolo che riporta sul palcoscenico del Comunale di Firenze la grande “danza di tradizione”, fortemente voluta da Derevianko e accompagnata dall’Orchestra del Maggio Musicale, diretta da Alexander Sotnikov, che eseguirà la musica di Minkus, riadattata da Manfred Grafe.
A parlarci di questo Don Chisciotte, ispirato ad un episodio dell’omonimo “romanzo” di Cervantes, è lo stesso direttore di MaggioDanza che, pur non ritenendosi “un coreografo”, ama riaccostarsi ai classici con “con spirito moderno” e ridare vita a uno dei capolavori di Marius Petipa. Il balletto creato dal coreografo francese nel 1869 per il Bol’šoj e rimaneggiato nel 1871 per il Marijnskij.
Vladimir, perché fare una nuova versione del Don Quixote?
Ho deciso di rimontare questo titolo storico perché ritengo necessario rivedere in chiave moderna un balletto classico e farne un’opera attuale. Mi sembra giusto poter trovare il modo di mettere in scena un grande titolo ottocentesco anche con un organico ridotto e con minori spese di allestimento. E poi il nostro è il tempo della revisione, della rilettura, succede così nel teatro, nella lirica, nel cinema e anche il balletto non fa eccezione.
Come ha proceduto a questa ‘modernizzazione’?
A Dresda il lavoro di ricerca è durato parecchi mesi tra libri, filmati, lettere, documenti. Quando poi ho capito che non dovevo fare una copia del Don Chisciotte di Petipa ma trasmettere piacevoli sensazioni visive ed emotive senza concentrami sulla fedeltà ai passi, tutto è stato più semplice. Il balletto di Petipa del 1871 è in tre atti con 11 scene e dura tre ore e mezza. Un tempo oggi quasi improponibile, specie se non si hanno a disposizione un teatro e un corpo di ballo come quello del Kirov. Così ho per così dire ‘asciugato’ drammaturgicamente il ‘testo’ e modernizzato la dinamica dei quadri con l’intento di farne una commedia romantica. Non ho sconvolto la tradizione ma l’ho semplicemente resa godibile e adatta al pubblico odierno, privilegiando l’intrattenimento e il diletto.
E l’archetipo di Marius Petipa?
Indubbiamente non potevo non partire del modello principale e dal momento che nel Novecento non sono poche le riedizioni di questo balletto, penso a quelle di Gorskij, di Zakharov, di Nureyev, di Baryshikov, mi è parso naturale cimentarmi in questa operazione che, se è filologica, è anche e soprattutto moderna. Senza contare che è impossibile scostarsi da Petipa volendo utilizzare la musica di Minkus, pensata e scritta per aderire alla coreografia in ogni sua parte e di cui ho chiesto la riorchestrazione a Manfred Grafe, sempre però nel rispetto di Minkus e Petipa. Solo nel caso di una rilettura totale come ha fatto John Neumeier, che ha usato la musica di Strauss, è possibile dimenticare il modello. Ma non era nelle mie intenzioni arrivare a tanto.
Analizzando la struttura del balletto, quali sono stati i suoi interventi? Ho tolto il Prologo, in quanto non necessario all’azione, e faccio iniziare il balletto in un’animata e festante piazza di una cittadina spagnola. La storia dell’amore di Kitri e Basilio, ostacolati dal padre di lei che la vuole sposta al ricco Gamache e aiutati da don Chisciotte e Sancho Panza, si dipana in due atti e cinque quadri. La coreografia è per metà originale, l’altra è opera mia ma in ‘stile Petipa’. In particolare la scena del sogno è al cinquanta per cento nuova ma le variazioni della Regina delle Driadi, che nell’allestimento fiorentino non ci sarà, e dell’Amorino sono di Petipa anche se il tutto è un po’ manierato e volutamente kitsch. Ho mantenuto lo spettacolo degli zingari che mettono in scena il contrastato amore di Kitri e Basilio, mentre ho rivisto anche la scena della taverna e quella dell’ultimo quadro che si svolge nella piazza, pur mantenendo inalterato il grand pas de deux di Kitri e Basilio e richiamandosi all’inizio.
E Vladimir Derevianko avrà una parte?
Per me fin dal debutto di Dresda ho pensato al ruolo di Gamache, lo sciocco e ridicolo personaggio a cui Lorenzo, il padre di Kitri, vorrebbe dare in moglie la figlia al posto del povero barbiere Basilio. Il mio Gamache è diverso da quello originale. E’ un mimo e un ballerino, è ironico, divertente, tutto vezzi, lustrini e un po’ demodé. Ha un piccolo flirt con la padrona della taverna, la madre di Kitri che vuole solo impedire le nozze fra Kitri e Basilio e non necessariamente vedere la ragazza impalmata dal damerino. Con Gamache ho voluto creare un personaggio ausiliare su cui poggia tutta la commedia e che, ponendosi fra Don Chisciotte e Sancho Panza, fa da spalla a quest’ultimo, anche lui differente da quello tradizionale. Gamache e Sancho diventano i motori dell’azione e la parte divertente è l’incontro tra questi due che sono agli antipodi. Uno rozzo, maldestro e grosso, l’altro raffinato, schifiltoso e magro, e proprio da questa incompatibilità e costretta vicinanza nasce la comicità.
E don Chisciotte com’è?
Il ruolo dell’hidalgo è rimasto sostanzialmente fedele la personaggio petipatiano ma si muove di più come ballerino e non solo come pantomimo. Don Chisciotte resta sognatore fino in fondo e alla fine, quando tutti gli interpreti si mostrano consapevoli di aver partecipato ad una ilare e parodica messinscena, l’unico che crede reale l’illusione teatrale è proprio lui. In questo mi assomiglia e in lui traspare il mio desiderio di non veder mai morire i sogni. Nel balletto l’happy and è romanticamente assicurato con il sorriso sulle labbra.
Perché ha deciso di riprendere questa versione ‘dresdana’ con MaggioDanza?
MaggioDanza, oltre ad essere una compagnia matura da un punto di vista interpretativo, è ricca di quelle personalità che mi servivano per il mio Don Chisciotte. Così è stato facile individuare tra i danzatori fiorentini le prime e seconde parti. E se arrivano le étoiles Jana Salenko e Dinu Tamaziacaru per impersonare Kitri e Basilio, nelle repliche successive Letizia Giuliani e Paola Vismara affiancano a turno Alessandro Riga nei ruoli principali. Don Chisciotte è Umberto De Luca, che si alterna con Bruno Milo, Sancho Panza è Giuseppe Saiola e poi Paolo Arcangeli. Spero davvero che il pubblico si diverta e apprezzi questa commedia romantica e un po’ kitsch.

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