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Morso di luna nuova di Erri De Luca in scena fino al 14 marzo al Teatro Franco Parenti di Milano

da TeatriOnLine

pubblicato da MAURIZIO CARRA il 05/03/2010 Share on Facebook

Morso di luna nuova” di Erri De Luca è un racconto drammatico, un affresco livido e buio di una Napoli martoriata dai bombardamenti aerei che obbligano i napoletani di età, mestieri e storie differenti a convivere nei rifugi antiaerei. Otto persone che nell’estate del 1943, in uno scantinato della “Napoli che sta sotto”, vinta l’iniziale diffidenza condividono ansie, paure, speranze. Infine l’anelito alla libertà li contagia e li spinge, insieme a tutta la città, all’insurrezione contro l’oppressore tedesco. Il racconto è scandito in tre quadri, scorci di vita in tempi diversi. Nel primo domina la paura e la rassegnazione fa da levatrice alla speranza che nel secondo è alimentata dallo sbarco degli americani in Sicilia. Nel terzo infine la presa di coscienza, la voglia di riscatto che convince anche il generale fascista a riposo a cambiare casacca (Chist’è ‘o popolo, cagna a nu mumento all’ato com’ ‘a faccia d’’o mare quanno piglia viento). Le tensioni e le paure delle otto persone (il Generale, il portiere dello stabile con la moglie e la figlia, il venditore di baccalà, il falegname, il giovane di bella presenza e il suo amico balbuziente) sono moltiplicate dal rumore delle onde del mare, dall’urlo delle sirene, dalle deflagrazioni cui fa seguito l’assordante rumore del silenzio. Questo microcosmo è la metafora di un popolo che non si dà per vinto, che nonostante il terrore riesce a reagire, sono le famose Quattro giornate di Napoli che segnarono il riscatto della città.
In questo spettacolo corale l’alternarsi di buio assoluto e di sciabolate di luci (di Rocco Giordano) disvelano più della parola la condizione psicologica dei personaggi. Il filo che lega i tre quadri è rappresentato dalla melodia Luna nuova di Salvatore di Giacomo e dalle musiche di Harmonia Team in collaborazione con Davide Mastrogiovanni.
Un capitolo a parte, che contrasta con la pesante intensità del dramma, merita l’esibizione eccezionale di due personaggi che, per sdrammatizzare l’atmosfera, improvvisano una divertentissima farsa recitata sulla falsariga di quelli della “Smorfia” del grande Troisi.
Antonio Spadaio, Simone Spirito, Luna Romani, Giampiero Schiano, Giovanni Esposito, Antonio Martella, Pino Tufillaro, Antonella Romano, sotto lo sguardo attento del regista Giancarlo Sepe, interpretano i rispettivi personaggi suscitando forti emozioni grazie anche al dialetto napoletano che è più autentico dell’italiano “na lingua nu poco stitica, non come il napolitano nostro che per la fame che tiene si morsica pure le parole". Le scene scarne ed essenziali di Bruno Buonincontri sono congeniali alla drammaticità del racconto: alcune sedie e quattro pareti mobili che, di volta in volta, creano spazi diversi. Alla fine tutti felici perché “a nuttata è passata” con interminabili chiamate alla ribalta dei bravissimi attori.

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