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La caccia di Luigi Lo Cascio da Le Baccanti di Euripide in scena fino al 21 marzo al Teatro Elfo Puccini di Milano

da TeatriOnLine

pubblicato da MAURIZIO CARRA il 12/03/2010 Share on Facebook

La caccia” è una variazione sul tema delle “Baccanti” di Euripide sviluppato da Luigi Lo Cascio, con la collaborazione di Nicola Console, Alice Mangano e Desideria Rayner.

In breve la storia delle “Baccanti”.
“Quando Dionisio giunge a Tebe - per affermare la propria divinità messa in discussione da Agave figlia di Cadmio e madre di Penteo che dubita delle sue origine divine - si presenta non come un nume, ma come un suo inviato. Dunque Dionisio è un dio o è uno che si spaccia per tale? La vendetta di Dionisio è terribile, trasforma Agave nella più funesta delle Ménadi. Sottomette Penteo, il custode fino ad allora della ragione, al suo disegno, lo irretisce e lo convince a travestirsi da baccante per andare dalla madre che, sotto l’effetto sconvolgente della pazzia indotta da Dionisio, scambia il figlio per un leone e lo fa a pezzi con le sue compagne in un delirio collettivo”.
A questo punto ci si pone la domanda: “Le Baccanti sono una resipiscenza dell’irreligioso Euripide, oppure sono un estremo atto di critica? Penteo rappresenta la violenza o è la vittima predestinata e innocente che paga la colpa dell’irreligiosità della madre Agave?” La realtà è che Penteo da cacciatore delle baccanti è ridotto a preda da Dioniso. Lo Cascio, nella sua triplice veste di autore dell’elaborazione, attore e regista ricostruisce l’ultima parte de “Le Baccanti” che riguarda lo scontro di Penteo e Dioniso e la sua sanguinosa conclusione. L’ultima notte di tormenti, visioni e allucinazioni del tiranno che vuole opporsi al dio di cui avverte l’inquietante fascino.
Le invenzioni sceniche sono più d’una e tutte di grande intelligenza, effetto spettacolare e forte impatto emotivo. C’è una commistione di linguaggi, il video invade la scena con un susseguirsi stordente di disegni animati di figure mitologiche e di forme amebiche antropomorfe. E un sipario invisibile filtra e deforma le proiezioni al punto che le immagini virtuali dell’attore e del bambino (che rappresenta la coscienza critica di Lo Cascio/Penteo) si confondono con quelle reali.
Nel testo non mancano le notazioni ironiche come il discorso tonitruante e comiche posture di impronta hitleriana o come i colorati inserti video che reclamizzano patacche miracolose di un balsamo Epos o certe ricette sanguinolente da film dell’orrore.
Meritatissimi i calorosi applausi a Luigi Lo Cascio, al giovanissimo Pietro Rosa, a Nicola Console per scene e disegni, ad Alice Mangano per scene e art-direction, a Desideria Rayner per suoni e montaggio video e a Stefano Mozzanti per disegno luci.

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