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LA COMMEDIA DI CANDIDO di Stefano Massini in scena fino al 21 marzo al Teatro Carcano di Milanoda TeatriOnLine pubblicato da MAURIZIO CARRA il 12/03/2010 Share on FacebookMalgrado i motori girino al massimo, l’aereo parte bene, ma non decolla. Fuor di metafora: malgrado l’ottima interpretazione degli attori la commedia non prende il volo. L’idea è buona e intelligente. D’altra parte dal bagaglio di Stefano Massini di cui abbiamo ammirato “L’odore assordante del bianco”, “Processo a Dio”, “La fine di Shavuoth” e “Frankenstein” non poteva uscire una banalità. Ma è la realizzazione che, a nostro avviso, non convince. In questo giudizio severo forse gioca pesantemente la teoria delle aspettative, cioè l’elevato tasso di eccellenza delle opere dell’autore. L’inizio della pièce è stato promettente, ma un décalage progressivo, almeno nel primo atto, ha avuto un effetto soporifero. Molto spesso i dialoghi (grazie a Voltaire) sono divertenti, ironici, graffianti, ma non c’è nulla di imprevisto, quelli che dovrebbero essere colpi di scena sono momenti di assoluta normalità. Mi sembra chiaro che Massini più che scrivere una pochade ne mette in scena la caricatura, fa cioè il verso agli stilemi della farsa attraverso l’accentuazione di tutti gli elementi del teatro: i buffi costumi, il trucco clownesco, la gestualità marionettistica, il ritmo recitativo comicamente accelerato, le invenzioni vocali, le azioni pantomimiche. Non c’è dubbio che la satira nei confronti della società dei Lumi è divertente quanto intelligente. Massini non risparmia nessuno. Denis Diderot è un isterico, Jean Jacques Rousseau un orso intrattabile, Dalembert è condizionato dai fumi dell’alcool, Voltaire è un geniale, infantile narciso. Ma è proprio quest’ultimo che sta scatenando invidie e paure per un libro satirico che sta scrivendo (il Candido) e di nessuno conosce il contenuto. Sarà Augustine, giovane sfrontata attricetta di bordelli, il deus ex machina. Sarà lei attraverso intrighi e travestimenti a scoprire le pagine scritte del Candido, a rivelarne la satira impietosa e corrosiva e, con un colpo di scena, salvare Voltaire dai ceppi della polizia e dagli strali della Chiesa integralista. Le pagine più significative del Candido sono sconvolgenti per la loro attualità. Mette alla berlina l’oscurantismo religioso, l’autoritarismo delle istituzioni, le fisime e la spocchia dei filosofi, denuncia l’inutile crudeltà delle guerre, la mancanza di libertà di pensiero e la situazione ancillare della donna.
Augustine è interpretata da Ottavia Piccolo che ha dimostrato grande capacità espressiva, elasticità e tonalità vocali eccezionali. Bravissimo anche Vittorio Viviani che ha interpretato i tre filosofi dimostrando grande sapienza scenica e straordinaria gestualità. Non possiamo infine dimenticare le ottime interpretazioni di Natalia Magni e Massimo Zordan nelle vesti di vari personaggi, di Francesca Sarcomeni, Alessandro Pazzi e Desirée Giorgetti. Belle e funzionali le scene e i costumi di Gianluca Sbicca e Simone Valsecchi e le musiche di Cesare Picco. Attenta la regia di Sergio Fantoni.
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